martedì 16 settembre 2008

Il giornalismo in rete



«Un altro esempio di co-costruzione della realtà e della socialità in rete è rappresentato da We the media di Dan Gillmor[i] (sarà tradotto in italiano a breve sul sito Peacelink con il titolo I media siamo noi). Dal blog nasce la speranza per un nuovo tipo di giornalismo: la produzione e la diffusione delle news di domani sarà più simile a una conversazione, o a un seminario. Si confonderanno i confini tra produttori e consumatori, modificando entrambi i ruoli secondo modi che oggi possiamo a malapena comprendere. La stessa rete di comunicazione sarà un medium per tutte le voci. Già grazie a Internet i big media hanno perso il monopolio sull’informazione. Testate-web, blog, mailing list e e-mail sono gli strumenti principali di questa nuova ondata di giornalismo fatta dalla gente per la gente.
Il tema principale su cui ruota We the media è il mutamento in atto nel rapporto tra giornalista e lettore, sempre più indirizzato verso la conversazione. In tal senso, la relazione tra il produttore e il destinatario delle notizie si trasforma in una comunicazione bi-direzionale, all’interno della quale si co-costruisce la realtà sociale attraverso una nuova attribuzione di senso e si instaurano nuove forme di socialità in rete.
Il giornalismo dal basso inizia a smantellare il monopolio dei grandi media sulle informazioni, trasformandolo da una lezione ad una conversazione. Non fidandosi delle notizie così come vengono riferite, questi lettori-reporter pubblicano le loro notizie in tempo reale ad un’audience planetaria attraverso Internet. I Media siamo noi racconta la storia di questo fenomeno emergente, e fa luce su questo grande cambiamento nel modo in cui produciamo e consumiamo le notizie.
Alcuni passaggi del testo di Gillmor sono forse troppo ottimistici sull'effettiva capacità della Rete di riuscire a selezionare e far emergere solamente le cose migliori (come quando egli cita tools e servizi on line come capaci da soli di cambiare il mondo), anche in considerazione del fatto che Internet non rappresenta la società nel suo complesso.
E tuttavia, in definitiva We the media va comunque letto per la chiarezza con la quale Gillmor descrive gli elementi di conflitto che rendono oggigiorno così difficile il rapporto fra media e persone, fra media e giovani, fra media e opinione pubblica. La sua critica dei media individua una domanda sociale e civile che sta fuori dai media e che li interroga sulle loro mancanze. La richiesta di una informazione migliore - perché controllata anche da chi la consuma, in un desiderio di "sentirsi parte" – può rappresentare il principio di un nuovo rapporto di fiducia, di un nuovo patto fra cittadini e media.

[i] Gillmor D, We the media. Grassroots journalism by the people for the people, disponibile online con un blog sul sito www.wethemedia.oreilly.com».

Emanuela Corlianò, "Il software sociale della rete: quotidianità dei nuovi media tra pratiche e discorsi, emancipazione e controllo", in L. Spedicato, "La vita on line", Besa 2008.

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