sabato 28 giugno 2008

ANIME NERE ... STANNO ARRIVANDO!

Ogni minaccia è debito. O forse era "promessa"? "Anime Nere" (Mondadori) prometteva di tracciare una mappa del lato oscuro: c'è riuscita in pieno. Anime Nere Reloaded minaccia di esplorare il fondo del baratro degli incubi. In un ritorno auspicato e temuto, agognato e liberatorio, la tematica della crudeltà è il fulcro anche di questa seconda, esplosiva antologia, estensione naturale della prima. Ventidue autori determinati a colpire sotto la cintura con un pugno di ferro munito di rostri. Ventidue racconti al massimo di giri della catarsi maledetta. Questo volume è una nuova esplorazione della tenebra umana e culturale, sociale e politica, del nostro tempo. Dalla scuola all'inferno alla viabilità da incubo, dalla famiglia che uccide alla società in metastasi, dal terrorismo come norma al sadismo come commercio, dalla premeditazione della sofferenza alla ineluttabilità del dolore.

lunedì 23 giugno 2008

Andrea Di Consoli, La curva della notte, Rizzoli, 2008

Nel tratteggiare l’ambiente urbano, umano, morale, di un sud comunque selvaggio e ancestrale, in cui la vicenda è ambientata, Andrea Di Consoli dona vita a corpi e figure di personaggi che costruiscono le loro vite sull’orizzonte del declino, dell’abisso psicologico, della deriva che tutto divora e distrugge: Teseo, Rocco, Iole, sono vittime di se stessi, forse sono solo fantasmi che della vita leccano il vuoto.

In La curva della notte, l’ultimo lavoro dell’autore di origine lucane pubblicato per i tipi di Rizzoli (2008), tutto ciò che egli non omette di descrivere, dai fatti esteriori sino agli ambienti sociali e fisici, costituisce un peso tuttavia tollerabile nella narrazione, dal momento che quest’ultima per l’autore rappresenta una griglia eidetica da cui partire per lavorare di fino sui lati nascosti, i B-side della psiche dei protagonisti. E già perché sta tutto lì! Nei pesi che ogni giorno ci portiamo sulla spalla, su quei malesseri speciali che ci tolgono all’improvviso il respiro quasi a farci soffocare, che ci fanno dimenticare le cose di ogni giorno, che nella loro spietata routine stritolano quel sopravvivere quotidiano, fatto di scadenze, dubbi, perplessità, incertezze… troppo… veramente troppo anche per chi ha le spalle forti!

La storia in breve: Teseo, il protagonista del romanzo, un ex-ferroviere del sud, frustrato, goffo, strano, pieno di problemi insomma, si auto-ricicla – per sfuggire alla sua indolenza patologica, e alle sue monomanie e depressioni - come imprenditore di un bel locale alla moda il Byron (un po’ hippy, un po’ etno, molto cool) in riva al mare, in una piccola cittadina di periferia. Nel giro di poco, riesce a perdere tutto, e la realtà per lui comincia a non avere lo stesso sapore, tutto assume i contorni della sconfitta, tanto da scegliere come prassi una ricerca compulsiva dell’auto-umiliazione, dove anche lo sfogo omosessuale diventa parte di questo regressus ad infinitum consumato nel fugace, nell’immediato, senza se e senza ma! Dal punto di vista psicologico Teseo è un "inetto", un debole, un uomo che mente a se stesso pur di non scoprirsi un miserabile, che si difende dal merdoso mondo che lo circonda riparandosi entro le mura dei pretesti e delle bugie, pur di non vedere, pur di non crescere. Teseo non prova paura nei confronti del sesso, anzi, ma è talmente vile e malato da non riuscire a idealizzare alcunché nemmeno l’amore, anche se ogni tanto tenta di aggrapparsi disperatamente, tragicamente, alla vita.

La sfida per Di Consoli, in questo suo ultimo splendido lavoro, assolutamente non politically correct sta in un consiglio implicito, da leggere tra le righe: cercare di trovare l’amore in tutto quello che è il nostro vissuto e di tenerlo stretto, costi quel che costi, anche con l'essere di sé fuori da sé, nel mondo di sempre!
di Stefano Donno

sabato 14 giugno 2008

Il Linguaggio delle Pietre: attività vibrazionale "coerente" nelle cellule geodetiche megalitiche. A cura di Marisa Grande

I monumenti megalitici hanno assolto nel Salento quel compito risanatore dell’attività vibrazionale della terra che fu anche degli henges dell’area euro-asiatica, delle piramidi in Egitto, delle ziqqurat in Mesopotamia e delle piramidi meso-americane.
L’organizzazione megalitica salentina descriveva sul territorio un modello a “tela di ragno”, quale riflesso della calotta celeste, la mitica “tela cosmica” nel cui centro si riteneva risiedesse la Grande Ragno, la dea tessitrice dell’Universo e detentrice del filo che intesseva il destino degli uomini e di tutto il cosmo. Le “cellule megalitiche” salentine erano composte da grandi specchie centrali, collocate sulle brevi alture delle Serre, e da raggiere di menhir elevati con un passo costante ritmato da precisi riferimenti astronomici. Le specchie erano cumuli di pietre che richiamavano simbolicamente il grembo fecondo della Madre Terra, nel cui interno scorrevano le sue acque primeve in forma di fiumi sotterranei. Esse costituivano i “nodi cosmogonici” e i “poli cosmologici” della cellula geodetica “a tela di ragno”, composta da quel sistema megalitico “centripeto, centrifugo e concentrico” che riproduceva sulla terra la medesima forma-onda di energia in espansione scaturente da un centro astrale di riferimento. Le specchie vibravano o franavano lungo le loro stesse pendici nel momento del passaggio turbolento delle acque ipogee, che trasportavano per mezzo dei sali ionici disciolti flussi di elettromagnetismo che, in particolari fasi della vita della terra, si manifestavano a carattere distruttivo. Fungendo da veri e propri sismografi litici ante litteram, le specchie, che riecheggiavano all’esterno l’attività vibrazionale interna della terra, captando ed espandendo nell’area della cellula geodetica megalitica i flussi di elettromagnetismo circolante “allo stato caotico” nel sottosuolo, permettevano ai geomanti-sacerdoti-astronomi, che già auscultavano il “cuore pulsante” del pianeta dall’interno delle sue cavità carsiche, di monitorare lo stato di salute del territorio. Il materiale impiegato per elevare i monumenti megalitici salentini -calcare locale, se pur non specifico come il quarzo di Newgrange, le pietre blu e le pietre sarsen di Stonehenge, o i graniti delle piramidi egizie- doveva avere comunque caratteristiche di “buon conduttore”, poiché i menhir, monoliti infissi nel terreno come gli aghi dell’agopuntura, avevano la funzione risanatrice propria dei “catalizzatori” e dei “trasformatori” dell’elettromagnetismo caotico in “onde di flusso coerente” per riequilibrare lo stato dei campi magnetici sotterranei ed aerei, salvaguardando, con la loro funzionalità, la stabilità del territorio della cellula geodetica megalitica di loro pertinenza.


MARISA GRANDE ha pubblicato per Besa
L'ORIZZONTE CULTURALE DEL MEGALITISMO

venerdì 13 giugno 2008

I Templari di Arcadia


















Edita Literary Agency

In partnership con

Arcadia - Lecce

Presentano





I TEMPLARI DI ARCADIA

19 Giugno 2008 - h 19,30

Campi di Lecce

presso l'Ex Biblioteca Comunale

Cerimonia di Investitura di tre nuovi Cavalieri Templari di Arcadia


Presiederanno alla manifestazione

Il Presidente Valentino Zanzarella

Leonzio Colonna - Gran referendario

Mario Spagnolo – Gran dignitario

Autorità presenti :
Il Sindaco di Campi Salentina Massimo Como
Ass. alla Cultura Ilio Palmariggi

Il 19 giugno 2008 alle ore 19,30 , presso l’Ex Biblioteca Comunale di Campi (Lecce) si terrà la cerimonia di investitura di tre nuovi cavalieri templari di Arcadia. L’occasione sarà un momento di incontro non solo di carattere celebrativo, ma momento di pubblica presentazione degli obiettivi e dell’attività dell’associazione d’ispirazione templare di Lecce, che ha nome ARCADIA.
Quello dei "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri compagni di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri templari o semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani. L'origine di quest'ordine risale agli anni 1118-1120, successivi alla prima crociata (1096), quando la maggior parte dei cavalieri era tornata in Europa e le esigue milizie cristiane rimaste erano arroccate nei pochi centri abitati. Le strade della Terrasanta erano quindi infestate da predoni e Ugo di Payns, originario dell'omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, fondarono il nucleo originario dei templari, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che visitavano Gerusalemme dopo la sua conquista. L'ordine venne ufficializzato il 29 marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II e definitivamente dissolto tra il 1312 e il 1314 dopo un drammatico processo.
Ma oggi è tutto diverso! Per ARCADIA non servono raccomandazioni, ma volontà, lealtà e tanto di coraggio . Il Nostro Obiettivo è risvegliare i valori della Cavalleria e della Tradizione dei Cavalieri Templari. Il Cavaliere Templare di oggi è un cavaliere nelle azioni, nella comunione d'intenti, nei sentimenti di fratellanza verso i propri fratelli e sorelle della Congregazione, è una persona di buona volontà di cui sono provate le doti morali e professionali. Per questo cerchiamo persone di qualità morale , non sono il ceto sociale o il loro stato patrimoniale che ci interessano , ma che abbiano dentro di sé dei valori etici e l'attitudine di trasmetterli agli altri.

http://www.arcadialecce.altervista.org/
http://www.itemplaridiarcadia.blogspot.com/

martedì 10 giugno 2008

Edita-Re sogni: Maddalena Mongiò e il suo Portone sulla Piazza

Edita-Re Sogni
Scrittori, scritture dal Salento
Rassegna di incontri semiseri in forma di party letterario

Dal 12 giugno al 31 luglio
Edita Literary Agency organizza una rassegna di incontri letterari dal titolo Edita-Re Sogni a Lecce presso Leonardo Caffè, via S. Maria del Paradiso al numero 6 (pressi Porta Rudiae, Chiesa del Rosario).

Per informazioni: http://www.editando.it/, 0832 -304445 / 3382409124.

La scelta di seguire l’impervio sentiero della scrittura, non è da tutti oggi, anche perché chi si cimenta con le lettere sa che ha tutto da perdere. Bisogna mettere in conto che tutti gli sforzi possibili, tutte le energie messe in campo possono solo costruire un inizio. L’obiettivo è porre le basi per un’azione di promozione letteraria che parte dalla cura dell’autore e del testo e del suo ritmo narrativo. Edita Agenzia Letteraria propone con la Rassegna “Edita-re sogni” un viaggio senza meta, dove i venti della scrittura soffiano all’improvviso a volte con la furia di un uragano, a volte come respiri lievi. Attimi che racchiuderanno anni, mesi, giorni, e sogni in un gioco di voci, che provengono da lontano, dai luoghi più segreti della propria anima ma che legano con un filo rosso la nostra passione per il libro a chi li fa. I nostri primi ospiti saranno le case editrici Besa e Manni. Ma ovviamente è solo l’inizio.
Ed ecco la prima tappa:

12 giugno ore 20,00

Maddalena Mongiò
Il portone sulla piazza – Manni editore
Interviene Antonio Errico

Leonardo Caffè - via S. Maria del Paradiso, 6 - Lecce

È una storia dal sapore antico raccontata con abilità e temperanza. L'autrice dà voce e profilo a maschere tragiche che sembrano spargere i loro sentimenti deformi sulla scena narrativa in maniera ossessiva, coattiva, persistentemente e coralmente lancinante. Un libro singolare veramente. Un punto di incontro fra avanguardia e romanticismo.
Maddalena Mangiò nata a Lecce, vissuta girovaga per l'Italia al momento radicata nella terra salentina. Inquieta anche nel corso di studi: un avvio nel liceo, un diploma da maestra, concorso superato mestiere mai intrapreso. Stessa sorte all'iter universitario, percorso per un bel pezzo e abbandonato per inseguire una ricerca personale, una formazione fuori dagli schemi.
Due soggetti teatrali scritti e rappresentati a Lecce uno a Udine l'altro, un nutrito numero di articoli scritti per Quotidiano, una discreta raccolta di inediti, perché l'unico punto fermo della mia vita è la scrittura.
Antonio Errico – Un irrequieto, Antonio Errico è un irrequieto, perché vive in modo irrequieto come un unico, grande racconto, la sua vita, il suo lavoro e le sue passioni. Classe 1959, laureato nel 1983 in Materie letterarie all’Università di Lecce, Antonio Errico è “dirigente scolastico” ad Aradeo, in provincia di Lecce, ed è uno scrittore, un giornalista, con numerose pubblicazioni alle spalle.

Leonardo Caffè: la peculiarità del locale è il Finger Food, il cibo che si mangia con le dita. Ovvero ogni cosa è piccolissima. Il Finger Food è primo, secondo, contorno, dolce. In genere si tratta di piccole tartine, salse raccolte in un cucchiaino o in un minuscolo bicchiere, tartine, involtini di carne, pasta o riso. Il tutto preparato dallo chef Leonardo.

mercoledì 4 giugno 2008

L'Enciclopedia di Smalville di Stefano Cristante

Lunedì 9 giugno ore 18,00 Manifatture Knos, via vecchia Frigole - Lecce
Presentazione di “Enciclopedia di Smallville (volumeI). Lecce 2007: descrizione di una campagna elettorale”
a cura di Stefano Cristante (Besa editrice)
Partecipano: Carmine Festa (Corriere del Mezzogiorno) Mauro Giliberti (Direttore Trnews) Vincenzo Maruccio (Quotidiano di Lecce) Modera: Mariano Longo (docente di Sociologia Università del Salento).
Saranno presenti il curatore e gli autori dei singoli saggi
Cosa succede in una città italiana con poco meno di 100mila abitanti durante una campagna elettorale? L'attivismo collettivo si fa simile a una vera e propria fibrillazione: sono al lavoro freneticamente non solo i candidati sindaci, ma i partiti, i gruppi di pressione, le minoranze attive, i gruppi imprenditoriali e di potere, i media locali. A Lecce, nel 2007, si è votato per un nuovo sindaco dopo due mandati della popolare sindaca Adriana Poli Bortone, dirigente nazionale di Alleanza Nazionale. A fronteggiarsi per la poltrona di primo cittadino per il centrodestra l'ex vicesindaco della giunta Poli Bortone, Paolo Perrone, quarantenne imprenditore berlusconiano, e , per il centrosinistra, Antonio Rotundo, dirigente dei Democratici di sinistra ed ex deputato. L'Osservatorio di Comunicazione Politica dell'Università del Salento ha studiato la lunga campagna elettorale non solo attraverso il tradizionale monitoraggio del comportamento dei media locali, ma anche attraverso le testimonianze dirette di giovani analisti che hanno lavorato nei comitati dei candidati sindaci. Ne emerge il profilo di una città che, pur riconfermando la propria vocazione di destra, sta cambiando in profondità e cerca di uscire dalla contraddizione tra uno sviluppo orientato al patrimonio artistico e al turismo e la persistenza di inefficienze e ritardi strutturali (trasporti, servizi, disoccupazione intellettuale). La descrizione della campagna elettorale è il primo tassello di un progetto di ricerca pluriennale dell'Osservatorio dedicato a Lecce e intitolato Smallville: sociologia di una piccola città.
Stefano Cristante insegna Sociologia dei fenomeni politici e Sociologia della comunicazione all'Università del Salento, dove dirige l'Osservatorio di comunicazione politica. Ha scritto, tra gli altri, Potere e comunicazione (Napoli, 1999), Azzardo e conflitto (Lecce, 2001), Media Philosophy (Napoli, 2005). Ha curato Violenza mediata. Il ruolo dell'informazione nel G8 di Genova (Roma, 2003) e L'onda anonima. Scritti sull'opinione pubblica (Roma, 2004). Per Besa ha curato (con P. Mele) Da Vendola a Prodi. I media nelle campagne elettorali 2005-2006.

martedì 3 giugno 2008

Gilles Ortlieb e il Piccolo Ducato di Lussemburgo






















Non dispongo di informazioni sufficienti su quello che accade a livello poetico in alcuni paesi europei, figuriamoci poi arrivare a sapere quali canti per-versi agitano le acque di un piccolo paese come il Lussemburgo. Ad ogni modo la raccolta che da poco mi è giunta tra le mani, grazie all'intermediazione attenta e fattiva di una brava traduttrice come Serenella Pirotta, di Gilles Ortlieb "Piccolo Ducato di Lussemburgo" (Convivium - www.convivium.lu), mi sembra abbastanza interessante. Prima di tutto perchè da quello che ho letto instilla da subito una sana curiosità di conoscere questa nazione, le sue città, le sue tradizioni, e i colori. Poi questo poeta ha una peculiarità nel ritmo e respiro della poesia, che in maniera quasi maniacale si trasforma in enumerazione ed elencazione di situazioni e oggetti della quotidianità, che parlano di uno spazio-tempo intimo e nostalgico fatto di separazioni, amori e un fortissimo desiderio di guardarsi attorno per parlare di un mondo che ogni giorno ci portiamo in tasca. Spesso in Gilles Ortlieb la fa da padrone quello sguardo un pò in bianco e nero, da straniero....


Un vecchio uomo pensoso, proteso

ai piedi della scarpata della ferrovia,

appena dopo la stazione di Mondelange.

Soltanto questo: il vecchio uomo della scarpata,

prima di Hagondange

lunedì 2 giugno 2008

Michele Placido (Besa 2008)



Michele Placido: un esempio di cinema “civile” lungo una carriera. In oltre 35 anni l’attore ha ricoperto un centinaio di ruoli, interpretando in modo magistrale la realtà italiana, quella più spinosa, più difficile da raccontare. Altrettanto fa come regista a partire dagli anni Novanta. Dall’intervista rilasciata a Massimo Causo e Fabrizio Corallo, Michele Placido. Un viaggio chiamato attore, pubblicata dall’editore Besa, emergono due aspetti affascinanti e profondi: il suo ruolo di artista “impegnato”, capace di far “parlare” la storia e l’attualità, e il magnetismo di chi nella vita ha avuto dei veri maestri e oggi è egli stesso “maestro”.

Il cinema e un po’ la tv (dalla seria "La Piovra" al recente "Moro – Il Presidente") sono stati per lui e grazie a lui “la voce” dei dissidi degli anni Settanta ("Romanzo popolare", "Marcia trionfale", "Ernesto", "Il prato"), delle contraddizioni degli anni Ottanta ("Tre fratelli", "Sciopèn", "Pizza Connection", "Mery per sempre"), delle trasformazioni degli anni Novanta ("Giovanni Falcone", "Lamerica"). Proprio negli anni Novanta inizia la sua attività di regista, ed esordisce denunciando l’emergere di nuove “questioni sociali” come in Pummarò. Ha rappresentato e diretto temi scomodi: dalla mafia ("La Piovra", "Pizza connection") alla discriminazione razziale ("Pummarò"), alla vita in un carcere ("Mery per sempre"), a un femminismo meridionale colpevolizzato e incompreso ("Io sono mia"), alla violenza in famiglia ("Le amiche del cuore"), a esempi magistrali di dedizione al dovere e allo Stato ("Un eroe borghese", "Giovanni Falcone"). Insomma non ha tralasciato nessun aspetto di rilievo il bravo e bel artista pugliese.

«L’esperienza teatrale mi ha portato a lavorare in una certa direzione piuttosto che in un’altra, sono stato un po’ viziato da certi autori, dall’aver avuto insegnanti come Ronconi, Orazio Costa, Strehler… Il che, quando poi sono iniziate ad arrivare le offerte, mi ha indotto ad accettare certe cose piuttosto che altre, fino a trovarmi tra le braccia di un Rosi, di un Bellocchio, di Damiani, Comencini, Monicelli. Tutti registi importanti, che, quando sono passato a mia volta dietro la macchina da presa, mi hanno messo naturalmente nella condizione di fare un certo tipo di film, di affrontare determinati problemi, insomma di fare Pummarò piuttosto che una commediazza qualsiasi».

Le parole di Placido giungono come un balsamo a chi crede ancora che affrontare “certi problemi” sia necessario, a chi crede che i “maestri” che ti insegnano il “mestiere” siano fondamentali.


di Rossella Bufano
fonte iconografica: www.blogosfere.it